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Antiche scritture del Mediterraneo

Guida critica alle risorse elettroniche

Retico

- V-I sec. a.C.

a cura di: Simona Marchesini


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Lamina di bronzo iscritta proveniente dall'area sacra di Demlfeld, presso Ampass (Innsbruck-A).


Con il termine "retico" si designano la lingua e l'alfabeto attestati durante la seconda età del Ferro (V-I sec. a.C.) nella zona alpina e prealpina orientale in Italia settentrionale. In particolare si tratta di un complesso di iscrizioni praticate su ca. 230 oggetti, per un totale di ca. 280 testi. Un gran numero di iscrizioni (circa il 20 % del totale) è rappresentato da contrassegni o numerali. L'estensione geografica delle iscrizioni retiche copre un'area che comprende il Trentino, il Tirolo meridionale e settentrionale, la bassa Valle Engadina e parte del Veneto settentrionale/occidentale. Centri di maggiore diffusione della lingua sono Sanzeno, Cles (in Val di Non) e Pergine Valsugana in Trentino, Magrè presso Vicenza e San Giorgio di Valpolicella presso Verona in Veneto, Sluderno, Settequerce e San Lorenzo di Sebato in Alto Adige. In Austria alcune iscrizioni provengono dall'area attorno ad Innsbruck (Demlfeld, Steinberg am Rofan). L’areale di diffusione della cultura scritta si adatta bene alla definizione archeologica della cultura di Fritzens-San Zeno da una parte e Magrè dall'altra.

La maggior parte delle iscrizioni retiche consiste di poche lettere, disposte talvolta su due o tre righe. Le iscrizioni con un numero maggiore di segni sono la Situla di Cembra, con 50 lettere o la statuetta di bronzo a forma di pesce da San Zeno, con 25 lettere; la maggior parte dei testi sono per lo più incompleti e di difficile lettura. Dato l’uso della scriptio continua adottato in ambito epigrafico retico, l'isolamento delle parole e la conseguente individuazione delle unità lessematiche sono spesso difficili. Essendo molte parole attestate una sola volta è inoltre spesso difficile determinare una loro definitiva attribuzione a categorie linguistiche o a classi lessicali. In molti casi si tratta di nomi propri, per i quali invece sono state isolate le teminazioni morfologiche.

Oggi, grazie a recenti indagini linguistiche, sappiamo anche che la lingua delle iscrizioni retiche non appartiene alla famiglia indoeuropea, ma costituisce, assieme all'Etrusco e alla lingua delle iscrizioni di Lemnos, un gruppo linguistico a sé, chiamato "Tirrenico comune".

 


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Indice dei contenuti

Cronologia

La cronologia delle iscrizioni retiche copre un arco temporale di circa cinque secoli, partendo dalla metà del VI secolo fino alla romanizzazione (I sec. a.C.). Tale cronologia coincide sostanzialmente con quel periodo che viene chiamato "seconda età del Ferro".

All'interno di questa fase ogni tentativo di ulteriore definizione cronologica è stato fino ad oggi assai impervio, date le difficoltà legate alla natura dei contesti archeologici e dei supporti e alla situazione documentaria. È noto infatti che la regione alpina che si identifica con il territorio retico presenta rari esempi di necropoli, che solitamente forniscono buoni appigli per un ragguaglio cronologico. Anche i luoghi di culto, i cd. "Brandopferplaetze", luoghi sacri all'aperto con riutilizzo di materiali di epoche più antiche per il susseguirsi degli atti rituali, non consentono una definizione cronologica se non per grandi periodi, che sono quelli di frequentazione del santuario.

Recentemente, riesaminando tutte le iscrizioni retiche nell'ambito del progetto Monumenta Linguae Raeticae e ridefinendo i tipi alfabetici in esse attestati, siamo riusciti a realizzare una seriazione epigrafica, con divisione in fasi e relativa cronologia di tutti i testi. Dalla cronologia relativa il passo successivo consiste nella datazione delle singole fasi grazie alla presenza, in ciascuna di esse, di alcuni elementi meglio databili. Il lavoro è ancora in corso e presto (entro il 2014) saranno resi noti i risultati con una nuova proposta cronologica di tutte le iscrizioni retiche.


Modelli alfabetici

Già a partire dalla prime pubblicazioni delle iscrizioni retiche con T. Mommsen (1850), C. Pauli (1885), J. Whatmough (PID, 1933) si capì che l'alfabeto utilizzato in questa regione era molto simile a quello etrusco ("nord-etrusco"). La matrice etrusca si riscontra in effetti in molti segni, ma, come capita per altri alfabeti delle lingue dell'Italia antica di derivazione etrusca, lo sviluppo autonomo dell'esperienza epigrafica locale fa registrare operazioni di modifica, soppressione e aggiunta di nuovi grafemi. Tra i grafemi aggiunti ci sono delle peculiarità, come la zeta di tipo venetico, con funzione di /z/, il cd. segno "a scala" (cfr. tavola degli alfabeti) o il segno a freccia verso l'alto, presente questo anche nel vicino alfabeto camuno. La distribuzione di questi segni appare localizzata regionalmente, dato che il segno a scala è soprattutto presente a Magrè (Vicenza), mentre quello a freccia soprattutto a Sanzeno (Trento). Queste peculiarità, come anche le varianti grafematiche di alcuni tipi alfabetici, fanno distinguere generalmente due sottoaree  o distretti alfabetici, quello di Sanzeno/Fritzens e quello di Magrè. 

Bisogna rilevare piuttosto che la scelta dei grafemi in ambito retico rispecchia esigenze fonologiche analoghe a quelle della lingua etrusca. È infatti proprio a causa delle caratteristiche fonologiche strutturali delle due lingue che si utilizzano sia in Etrusco che in Retico due grafemi distinti per due tipi diversi di sibilanti (o spiranti), ovvero il sigma a tre tratti e il san o tsade. 


Classi testuali

La maggior parte delle iscrizioni retiche contiene nomi di persona, almeno nei casi in cui si riesce ad individuare le caratteristiche onomastiche specifiche come la desinenza -nu per i nomi aggiunti (in probabile funzione patronimica) maschili e e -na per i femminili.

Per quanto riguarda invece la destinazione dell'intento comunicativo delle iscrizioni, ciò che spesso guida lo studioso nella identificazione della classe testuale, siamo sicuri della categoria soltanto in pochi casi. 

Tra questi si collocano ad esempio i casi di iscrizioni con nome verbale "upiku", analogo semanticamente forse all'etrusco "aliqu", "mulu", lasciando intravedere l'intento dedicatorio nel testo, confermato anche dai casi pertinentivo (= dativo) del destinatario della dedica e dell'ablativo per il dedicante. Il fatto che alcune di queste iscrizioni provengano da contesti sacri ci fa capire che si tratta di dediche scritte a scopo religioso. 

Molti sono i contrassegni/numerali incisi, anche come testi isolati, su categorie differenziate di oggetti, come ad esempio utensili, vasi o armi. Le sigle, anche composite, costituite da lettere legate tra loro e da segni diacriticati (alterati mediante l'aggiunta di piccoli apici o trattini), sono da riferire probabilmente sia alla produzione degli oggetti, come sorta di "marchi di fabbrica", sia a computi/conteggi inerenti alla produzione stessa.

Un'altra categoria individuata è quella di testi magico/religioso di ambito privato. In alcuni contesti abitativi sono stati rinvenuti infatti astragali o ossi di animali in serie, contrassegnati sia da sigle che da brevi iscrizioni. I primi sono uati probabilmente nella pratica divinatoria della astragalomanteia, mentre i secondi sono spesso stati interpretati come sortes.

In molti altri casi di singole parole, può trattarsi di nomi comuni, indicando l'appartenenza dell'oggetto alla persona che lo ha posseduto in vita.

 


Ductus e divisio verborum

La scrittura retica è sinistrorsa e continua. Non mancano casi (alcune decine) di iscrizioni scritte, soprattutto nella fase più recente dell'epigrafia retica, con ductus destrorso. Alcune lettere scritte in modo capovolto in alcuni testi rendono talvolta difficile l'identificazione del ductus, soprattutto se si tratta di sigle o testi di poche lettere.

Il Retico presenta talvolta  interpunzione interverbale, usata raramente (una ventina di casi) e realizzata sia con due o tre punti allineati in modo verticale sia con un punto singolo o trattino (più raramente).