Mnamon

Antiche scritture del Mediterraneo

Guida critica alle risorse elettroniche

Messapico

- VI-II secolo a.C.

a cura di: Simona Marchesini


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  • Indice dei contenuti
  • Approfondimenti


Blocco di pietra leccese da Ceglie (III sec. a.C.)


Introduzione e definizione
Il termine Messapico è da riferire alla lingua e all'alfabeto attestati in età preromana nella Regio II augustea Apulia et Calabria, coincidente con l’attuale Puglia, in un periodo che va dalla metà del VI alla fine del II secolo a.C. In senso stretto ci si riferisce però soltanto alla lingua e quindi agli alfabeti documentati nella regione a sud dalla linea che congiunge Taranto a Brindisi: la penisola salentina.
Non è ancora chiaro se vi fosse un’unica lingua messapica parlata dal Gargano a Leuca, poiché le iscrizioni provenienti dalla Daunia, cioè a nord della linea geografica sopra definita, sono scarse e tutte di epoca tarda (dal IV secolo a.C.). L'alfabeto attestato in questa regione, attestato in forma parziale, presenta comunque delle varianti rispetto all’alfabeto del Salento, con una maggiore adesione ai tipi dell’alfabeto greco ellenistico.

Il corpus delle iscrizioni messapiche (Monumenta Linguae Messapicae = MLM), pubblicato nel 2002, riportava 545 unità epigrafiche. Pochi testi sono stati pubblicati dopo questa data. Da segnalare in particolare due nuove iscrizioni pubbliche dall'Athenaion di Castrum Minervae (nella parte più meridionale del Salento), del IV secolo a.C. (D'Andria-Lombardo 2009). Alla categoria delle iscrizioni dubbie sono stati attribuiti altri 48 testi, scritti in grafie miste o con scarsa identificazione di tratti che potrebbero consentire una loro più precisa attribuzione (= MLM dubiae vel alienae). Si conoscono inoltre una trentina di monete.

La maggior parte delle iscrizioni proviene dalla zona attorno a Lecce (Lupiae), seguita da Aletium (Alezio), Uria (Oria) e Mesagne (presso Brindisi). Un numero inferiore di testi provengono da Caelia (Ceglie, BR), Rudiae (LC) e Balesium (Valesio, BR).

 


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Indice dei contenuti

Cronologia

La cronologia dell'epigrafia messapica è oggi assicurata da una revisione di tutti i tipi alfabetici e da un raggruppamento delle iscrizioni, operato grazie all'utilizzo di strumenti informatici, in fasi distinte (MLM 2002). Un primo risultato ha portato alla revisione del limite inferiore delle attestazioni epigrafiche, che non scende oltre il II secolo a.C. La cessazione della produzione di testi in lingua e alfabeto messapici è forse da mettere in relazione con le guerre annibaliche, che determinano nella regione sensibili cambiamenti culturali e politici ed una generale recessione nello scenario italiota, che culmina, con la lex Iulia Municipalis del 45 a.C., con la completa romanizzazione della regione.

Le fasi epigrafiche identificate sono sette, compresi due  periodi di transizione tra una fase e l'altra. Per ogni fase si assiste alla scomparsa o alla forte riduzione di alcuni tipi e alla creazione di nuovi, che si assestano poi nella fase successiva. In base a queste dinamiche evolutive dell'alfabeto si sono potuti stabilire dei confini tra un periodo e l'altro e si sono potute datare le singole fasi grazie ad alcuni "marcatori" cronologici, ovvero iscrizioni ben databili in base a criteri archeologici, esterni alla stessa forma del segno epigrafico e quindi il più possibile oggettivi.


Modelli alfabetici

Il modello più vicino e diretto a cui gli scrittori messapici si sono ispirati per il set di lettere impiegate nel loro alfabeto è senza dubbio quello laconico tarantino. Tuttavia, nella prima fase dell'esperienza epigrafica messapica (Ia fase), come appare dalle iscrizioni più antiche di Veretum (Patù, presso Lecce), Uria (Oria, presso Brindisi) e Cavallino (LC), alcune lettere sembrano essere forgiate su modelli alternativi (corinzio o euboico). Non è sempre facile, soprattutto nel caso di testi frammentari, distinguere le iscrizioni locali da quelle greche. Alcuni frammenti iscritti dal santuario di Monte Papalucio a Uria, o altri provenienti dalla Grotta Porcinara di Veretum, in cui l’alfabeto greco è associato al dato della produzione locale del sostegno, ci indicano una presenza di greci stanziali, che vivono a fianco delle popolazioni locali e ne adottano alcuni aspetti cultuali. Tra gli alfabeti greci qui impiegati vi sono stati anche modelli corinzi o euboici. La novità dell'alfabeto messapico rispetto ai modelli greci è la creazione di grafemi nuovi, inseriti nel set alfabetico per rendere dei suoni evidentemente mancanti nella lingua greca. Si tratta in particolare dei grafemi, come il segno a tridente a base quadrata, o a base angolata con ulteriori varianti, o il segno a croce, il cui esatto valore fonologico rimane incerto. Per questo motivo, nella trascrizione dei testi epigrafici tali grafemi vengono lasciati nella loro forma originale.

Rispetto all'alfabeto modello si rilevano le seguenti modifiche:

- eliminazione del segno phi, sostituito nella maggior parte dei casi dalla < p >

- introduzione del tridente a base angolata e delle sue varianti, probabili realizzazioni di un fonema /h/

- utilizzo del segno theta per l'occlusiva dentale palatalizzata

- introduzione del segno a croce (anche nella variante a croce di S. Andrea) per realizzare una sibilante palatale /š/

- aggiunta del segno del tridente a base quadrata, probabile realizzazione di /th/

- utilizzo del grafema < z >  in alternanza con in segno a croce in contatto con /t/.


Classi testuali

La maggior parte delle iscrizioni messapiche è sicuramente, come del resto accade spesso nelle attestazioni epigrafiche dell'Italia preromana, da riferire ad ambito funerario. Un secondo gruppo, assai più limitato numericamente, si può attribuire a un ambito civile (pubblico). Questo è costituito da elementi architettonici, che pur essendo poco frequenti, presentano anche le iscrizioni più lunghe. A tale contesto sono da attribuire in parte anche alcuni cippi, stele e colonne, che contengono per lo più i nomi delle persone ricordate o celebrate. Infine possiamo isolare come un gruppo a sé la classe delle monete.


Ductus e divisio verborum

Il ductus delle iscrizioni messapiche è generalmente destrorso, quindi i testi sono scritti da sinistra verso destra. Alcuni casi, soprattutto arcaici, sono scritti in boustrophedon, cioè cambiando ductus ad ogni rigo, realizzando una sorta di scrittura continua. Alcuni casi si presentano in "falso boustrophedon" cioè l'iscrizione, a fine riga, viene capovolta, quindi si continua con lo stesso ductus destrorso anche nel rigo successivo.

La scrittura messapica è realizzata solitamente in scriptio continua. In alcuni casi viene però lasciato uno spazio bianco tra una parola e l'altra. IN molti casi si osserva il testo disposto in modo tale da far coincidere la fine di parola con la fine di riga.