Mnamon

Antiche scritture del Mediterraneo

Guida critica alle risorse elettroniche

Venetico

- VI secolo a.Cr. - I secolo a.Cr.

a cura di: Laura Montagnaro


  • Presentazione
  • Indice dei contenuti
  • Approfondimenti


Stele con iscrizione funeraria da Padova. Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto.


L’alfabeto utilizzato per notare la lingua venetica è un alfabeto di matrice etrusca che si presenta in varietà cronologiche e locali: all’interno del corpus documentale delle iscrizioni in grafia e lingua venetica si registrano peraltro tratti unitari costanti, quali ad esempio l’impiego della scriptio continua, l’indifferenza al verso (destrorso/sinistrorso) e alla disposizione del testo (andamento bustrofedico, spiraliforme, a ferro di cavallo, etc.).

Nel panorama dell’Italia antica il caso venetico si configura come peculiare, in quanto la conservazione a Este (e in un solo esemplare a Vicenza) di prontuari scrittori (tavolette scrittorie), trasmessi in forma di ex-voto, ha permesso di integrare le conoscenze sulla scrittura desumibili dalle iscrizioni con quelle desumibili dai prontuari impiegati nei processi di insegnamento/apprendimento della scrittura stessa; ciò ha consentito di ricavare dati su metodi e tecniche di insegnamento in misura superiore a qualsiasi altro ambito scrittorio dell’Italia, etrusco compreso.
(Gli stili e le tavolette scrittorie; La puntuazione sillabica: impiego e regole d'uso).

Per quanto riguarda le varietà cronologiche, lo studio congiunto delle iscrizioni e delle tavolette scrittorie ha permesso di individuare almeno due fasi di arrivo della scrittura dall’Etruria nel Veneto antico.

La prima fase (inizi VI sec. a.Cr. – fine VI sec. a.Cr.) a cui va riferito un esiguo un numero di iscrizioni presenta un alfabeto di matrice etrusco-settentrionale (Chiusi) caratterizzato da una sostanziale unitarietà di impiego nei diversi siti paleoveneti.
(La I fase scrittoria: inizi VI sec. a.Cr. - fine VI sec. a.Cr.).

La seconda fase (fine VI sec. a.Cr. – I sec. a.Cr.) presenta un alfabeto di matrice etrusco-meridionale (Cere o Veio) con varietà areali (varietà atestina, patavina, vicentina, nordorientale, etc.). Caratteristica delle iscrizioni attribuibili a questa seconda fase scrittoria è la presenza della puntuazione sillabica che, utilizzata quale sistema per l’insegnamento/apprendimento della scrittura, rimane quale residuo della pratica didattica nell’uso scrittorio.
(La II fase scrittoria: fine VI sec. a.Cr. – inizi I sec. a.Cr.).


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Indice dei contenuti

Gli stili e le tavolette scrittorie

Il santuario di Reitia a Este ha restituito un deposito votivo di grandissima rilevanza per quanto riguarda la conoscenza delle pratiche scrittorie nel Veneto antico e, più in generale, nel quadro dell’Italia antica: due sono le tipologie di materiali votivi su cui vale la pena soffermarsi:

- STILI SCRITTORI. Si tratta di stili in bronzo a sezione quadrangolare che presentano una estremità appuntita atta ad incidere ed una estremità terminante in una spatola utilizzata per stendere la cera. Per gli esemplari più grandi (cm 13-26 ca.), le misure portano a pensare che, accanto ai modelli costruiti in forma miniaturistica per fungere da ex voto, venissero dedicati gli stili effettivamente impiegati per le operazioni scrittorie.
Molti dei circa duecento esemplari rinvenuti nel deposito votivo presentano, lungo le facce, dei segni grafici, per lo più alfabetici; una percentuale modesta (25 esemplari ca.) presenta anche un’iscrizione votiva.

- TAVOLETTE SCRITTORIE. Si tratta di lamine bronzee iscritte di forma rettangolare (cm 20 x 15/16 ca.), talvolta con impugnatura ad ansa ad una estremità: questa tipologia di ex voto riproduce i prontuari scrittori, verosimilmente realizzati in materiale deperibile come poteva essere ad esempio il legno, che venivano impiegati nei processi di insegnamento/apprendimento della scrittura. Rispetto ai prontuari originali, le tavolette della stipe di Reitia portano anche un’iscrizione votiva. La presenza di dediche sulle tavolette e sugli stili scrittori attesta non soltanto la natura di ‘centro scrittorio’ del santuario di Este, ma soprattutto il ruolo assunto dalla scrittura nelle pratiche di culto.
Nella stipe votiva, tra i moltissimi frammenti di laminette, soltanto cinque/sei esemplari sono stati rinvenuti parzialmente o del tutto integri: è dallo studio di quest’ultimi che è stato possibile trarre la maggior parte delle informazioni che ad oggi si possiedono sulle modalità di insegnamento/apprendimento della scrittura nel Veneto antico. Nelle tavolette si riconoscono sezioni distinte, alcune delle quali inserite in una griglia che suddivide parte della superficie in 5 righe di 16 caselle. La griglia presente sulla superficie dei prontuari scrittori non permette soltanto di mantenere la separazione dei vari segni, ma si configura come un elemento di rilievo in quanto i segni alfabetici spesso si appoggiano sul tracciato stesso della casella in cui sono inseriti.

Le sezioni delle tavolette si possono distinguere in:

LISTA CONSONANTICA.
Si tratta di una sequenza di quindici consonanti che si susseguono secondo l’ordine alfabetico; la sedicesima casella può presentarsi vuota o essere riempita da una lettera che può variare: questo è uno degli elementi che accertano una provenienza del modello materiale delle tavolette dal mondo etrusco. L’alfabeto etrusco, nella varietà alla base della II fase alfabetica del Veneto, presenta infatti una consonante in più rispetto all’alfabeto utilizzato per notare la lingua venetica: vale a dire il segno ‘a otto’ (8) per graficizzare [f], che nell’alfabeto venetico viene reso mediante il digrafo vh.

v z h θ
k l m n p ś
r s t φ χ  



LISTA VOCALICA
.
Questa sezione presenta la sequenza delle cinque vocali ripetute per sedici volte. Graficamente la sequenza, se letta dall’alto verso il basso, si presenta come AKEO, che a lungo è stata intesa come una forma di lingua; si tratta invece della sequenza delle cinque vocali, che non è stata riconosciuta da subito per il fatto che il segno per [i] e il segno per [u] sono compressi in un’unica casella, dove l’asta del segno per [i] ricalca il tratto verticale della griglia, mentre il segno per [u] si dispone parallelo al piano della scrittura, in modo da formare un tracciato graficamente simile al segno per [k]: I + < = K.
La lettura corretta non è dunque AKEO, ma la successione a, i, u, e, o. Anche in questo caso la presenza di quattro caselle, rispetto alle cinque che ci si attenderebbe per la graficizzazione dei cinque segni vocalici presenti nell’alfabeto venetico, testimonia la matrice etrusca dei prontuari scrittori; l’alfabeto etrusco in uso, a differenza di quello venetico, non presenta infatti un segno proprio per [o].

a a a a a a a a a a a a a a a a
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e e e e e e e e e e e e e e e e
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LISTA DEI NESSI CONSONANTICI ‘C + R/L/N’.
Si tratta di una sequenza di consonanti combinate con le liquide [r], [l] e con la nasale [n] (da notare che il digrafo vh ha il valore monofonematico di [f]); inoltre è inserito in questa sezione anche il nesso kv utilizzato per rendere l’esito di originaria labiovelare.

vhr zr θr kr mr pr śr sr tr φr χr
vhn zn θn kn mn pn śn sn tn φn χn
vhl zl θl kl ml pl śl sl tl φl χl
vh

kv






In una sola tavoletta (G.B. Pellegrini – A.L. Prosdocimi, La lingua venetica, Padova 1967; Es 23) è presente anche una SEZIONE ALFABETICA comprendente, con alcune omissioni, la serie alfabetica completa dei segni consonantici e dei segni vocalici; in accordo con i principi della puntuazione sillabica (v. La puntuazione sillabica: impiego e regole d’uso) ogni segno, in quanto qui considerato singolarmente, è inquadrato dai punti.

ISCRIZIONE VOTIVA.
Un’ulteriore sezione delle tavolette, in quanto ex voto, è dedicata all’iscrizione votiva, ovviamente assente nei prontuari scrittori originali. Il formulario delle iscrizioni apposte sia sugli stili che sulle tavolette scrittorie è di norma del tipo ‘parlante’, con l’oggetto donato che secondo la finzione testuale ‘parla’ in prima persona, ed è reso dal pronome personale di I persona singolare al caso accusativo (mego ‘me’), cui si affiancano un verbo di dono al preterito (donasto ‘donò’), il nome del dedicante al caso nominativo e il teonimo al caso dativo. Rispetto al più comune tipo ‘parlante’, in sette iscrizioni (tre su tavolette scrittorie, tre su stili scrittori e uno su una placchetta bronzea) nella posizione occupata solitamente dal pronome personale mego, compare il termine vdan, forma all’accusativo che designa l’oggetto donato. La forma vdan presenta alcune anomalie sia per quanto riguarda la fonetica (in venetico davanti a [d] ci si attenderebbe una vocale [u]), sia per quanto riguarda la grafia, dal momento che qui la sequenza di due consonanti non è puntata (v. La puntuazione sillabica: impiego e regole d’uso). L’ipotesi che si tratti del termine utilizzato per indicare uno specifico supporto materiale appare poco percorribile, dal momento che gli oggetti su cui compaiono le iscrizioni appartengono a tipologie differenti (anche se presenti nello stesso contesto); pare invece che in vdan (graficamente vza.n.) sia da riconoscere la lessicalizzazione dei primi due elementi della sequenza alfabetica devocalizzata (LISTA CONSONANTICA) che con l’inserimento nei temi in -a- diventa una vera e propria parola della lingua. Si tratterà dunque di un termine corrispondente ad alfabeto (< alpha + beta) o ad ab(b)ecedario (< a + bi + ci + suffisso -ario). Il termine vdan ribadisce perciò che la natura del dono, oggetto dell’azione votiva, è pertinente alla sfera della scrittura.




La puntuazione sillabica: impiego e regole d'uso

La puntuazione sillabica è un principio grafico già etrusco ma è una peculiarità della scrittura venetica nella costanza della sua applicazione; più in particolare, è l’elemento caratterizzante di tutte le iscrizioni attribuibili alla II fase scrittoria (v. La II fase scrittoria: fine VI sec. a.Cr. – inizi I sec. a.Cr.); la sua funzione e il suo utilizzo nella pratica didattica dell’insegnamento/apprendimento della scrittura può essere inferito dalla struttura delle tavolette scrittorie che, come si è visto, riproducono i prontuari-guida originali.

La possibilità di intrecciare i dati delle iscrizioni che presentano la puntuazione sillabica e i dati desumibili dalle tavolette scrittorie ha permesso di constatare che nel Veneto, almeno a partire dalla seconda metà del VI sec. a.Cr., i processi di insegnamento/apprendimento della scrittura privilegiano l’attenzione alla sillabazione rispetto all’isolamento dei singoli foni; tale sensibilità agli aspetti sillabici non può che essere derivata dall’insegnamento etrusco, o meglio da specifiche scuole di scrittura etrusche. E’ forse in questo fatto che deve essere ricercata la motivazione per cui tra la fine del VI sec. a.Cr. e l’inizio del V sec. a.Cr. si registra l’adozione nel Veneto di una nuova fase alfabetica di matrice etrusco-meridionale (Cere o Veio) connessa ad un nuovo sistema di insegnamento scrittorio.

I prontuari-guida, riprodotti nelle tavolette, erano destinati ad uno stadio di apprendimento che già prevedeva la conoscenza della sequenza alfabetica, ed erano sostanzialmente finalizzate alla costruzione di sillabe. La puntuazione sillabica che si ritrova nelle iscrizioni di II fase è dunque un elemento che appartiene ai processi didattici e che rimane quale residuo degli stessi nella pratica scrittoria.

A partire dalla fenomenologia delle iscrizioni, si è constatato che il principio generale su cui si basa la puntuazione venetica è quello di inquadrare mediante punti tutti i grafemi considerati singoli, ovvero: le consonanti che non sono seguite da vocali (es. vda.n.); le vocali dopo vocale (es. Re.i.tia.i.); le vocali iniziali di sillaba (es. .e.go). Presenteranno puntuazione tutte le lettere che non rientrano nello schema di ‘Consonante + Vocale’, ossia delle sillabe aperte.
A questa regola fanno eccezione i nessi consonantici costituiti da ‘Consonante + Consonante liquida [l]/[r] o nasale [n] + Vocale’ in quanto avvertiti foneticamente come una sillaba unica, e i nessi grafici vh per rendere il suono [f] e kv per rendere l’esito di labiovelare.

Appare chiaro dunque che la struttura delle tavolette scrittorie (v. Gli stili e le tavolette scrittorie) sia funzionale alla creazione di tutte quelle sillabe che non necessitavano di puntuazione: a partire dalla LISTA CONSONANTICA era infatti possibile utilizzare ogni lettera come ‘punta’ da legare alla serie delle vocali, in modo da ottenere tutte le sillabe aperte possibili: es. va, vi, vu, ve, vo; za, ze, zi, zu, zo; […]; ma, me, mi, mu, mo; […]; sa, se, si, su, so; etc. In modo analogo a partire dalla LISTA DEI NESSI CONSONANTICI ‘C + R/L/N’ era possibile utilizzare ogni singolo nesso come ‘punta’ da legare alla serie di vocali per creare dei gruppi tautosillabici, costituiti da una consonante e da una sonante, che non dovevano essere puntati: es. vhra, vhri, vhru, vhre, vhro; vhna, etc.; […]; sra, sri, sru, sre, sro; sna, etc.

La puntuazione è attestata dalla fine VI sec. a.Cr. / inizi V sec. a.Cr. fino alle fasi di romanizzazione; in alcuni documenti di transizione, anche in casi di iscrizioni in grafia e lingua latina, la puntuazione rimane quale elemento residuale della tradizione scrittoria locale.  


La I fase scrittoria: inizi VI sec. a.Cr. - fine VI sec. a.Cr.

Per l’alfabeto di I fase non si dispone, come per la II fase, di una serie alfabetica completa (presente in una tavoletta scrittoria: G.B. Pellegrini – A.L. Prosdocimi, La lingua venetica, Padova 1967; Es 23). Inoltre deve essere considerata l'esiguità della documentazione e, quale dato conseguente, il fatto che non tutti i segni alfabetici siano attestati.

L’alfabeto di I fase deriva da una matrice etrusco-settentrionale (Chiusi); dalla pur scarsa documentazione pare si tratti di una grafia unitaria diffusa in tutto il Veneto; i quattro documenti riferibili a questa fase sono l’iscrizione su kantharos dallo Scolo di Lozzo (Este), verosimilmente il documento più antico in lingua e scrittura venetica (datazione archeologica del supporto alla prima metà del VI sec. a.Cr.), un’iscrizione funeraria su stele da Morlongo (Este), un’iscrizione su placchetta bronzea dal santuario di Fornace ad Altino e, infine, un’iscrizione su pietra da Cartura, al confine tra i territori di Este e di Padova ma probabilmente riferibile all’area patavina.

L’alfabeto di I fase si distingue da quello successivo per l’assenza di puntuazione e per il modo di notazione delle consonanti occlusive dentali: il segno T con asta inclinata per la sorda [t], il segno a croce X per la sonora [d].

Due iscrizioni, provenienti rispettivamente una da Altino e una da Este, presentano elementi propri della I fase (la grafia delle consonanti dentali) e contestualmente presentano la puntuazione sillabica: questi documenti sembrano poter essere riferiti ad un momento di transizione tra le due fasi alfabetiche da collocare verosimilmente tra la fine del VI sec. a.Cr. e gli inizi del V sec. a.Cr.


La II fase scrittoria: fine VI sec. a.Cr. - inizi I sec. a.Cr.

E’ attribuibile a questa fase la quasi totalità del corpus di iscrizioni venetiche. La serie alfabetica impiegata per notare questi documenti deriva da una matrice etrusco-meridionale (Veio o Cere); le principale caratteristiche sono la puntuazione sillabica (v. La puntuazione sillabica: impiego e regole d'uso) e la presenza di diverse varietà locali che differiscono in particolar modo in relazione alla notazione delle consonanti occlusive dentali [t] e [d].

Ad Este per notare la dentale sonora [d] viene adottato il segno etrusco per z che va a sostituire il segno a T, mentre viene mantenuto il segno a croce per la dentale sorda [t]; a Padova viene mantenuto il segno a T, regolarizzato a croce X, per la dentale sonora [d] e viene accolto dal nuovo modello etrusco la variante di theta a cerchio puntato per notare la dentale sorda [t]. A Vicenza invece viene mantenuto il sistema di notazione delle consonanti T = [d] / X = [t] di I fase.

Si registrano ulteriori elementi di differenziazione relativamente alla notazione di alcuni segni grafici, come ad esempio per il segno utilizzato per notare la vocale [a] che assume nell’area atestina una forma ‘a bandiera’, una forma con l’occhiello arrotondato nell’area patavina e una forma ‘aperta’ nei siti del Veneto nord-orientale (Altino, Cadore etc.).

Ancora a proposito di varietà areali, l’alfabeto impiegato nelle iscrizioni rinvenute a Lagole di Calalzo (Belluno) presenta alcune innovazioni: un nuovo segno per notare la sibilante marcata [ś] che, altrove graficizzata con un segno a m (M), viene qui resa con un asta perpendicolare al piano della scrittura e un tratto secante e ascendente nella parte superiore; il segno [p] è nella forma ad ‘uncino’, potenzialmente omografo di [l]; la semivocale [j] è resa dalla sequenza I<.