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Antiche scritture del Mediterraneo

Guida critica alle risorse elettroniche

Cuneiforme sumerico

- (III millennio BC - primi secoli del II millennio a.C.)

a cura di: Salvatore Gaspa


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Iscrizione su una statua in diorite di Gudea, governatore di Lagash, dedicata al dio Ningishzida, 2120 a.C. ca., AO 3293, AO 4108, Musée du Louvre, Parigi.


Il cuneiforme sumerico fu in uso dal III millennio a.C. fino agli inizi del II millennio a.C. per rendere la lingua del paese di Kiengir. Esso verrà inoltre adottato dalla popolazione semitica di lingua accadica per registrare la propria lingua. Dalla metà del III millennio a.C. in poi sarà infatti utilizzato per rendere l’accadico in Mesopotamia e l’eblaita in Siria. Dall’adattamento della originaria scrittura cuneiforme sumerica derivano gli altri sistemi di scrittura cuneiforme in uso nel Vicino Oriente Antico.

 


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Definizione di "cuneiforme" e tipo di scrittura

La scrittura sumerica è convenzionalmente chiamata dagli studiosi con il termine “cuneiforme” per via della forma dei suoi segni, simili a quelli di un cuneo o chiodo (dal latino cuneus). La forma del cuneo nasce dall’impressione dello stilo di canna sulla superficie ancora umida della tavoletta d’argilla. Un segno cuneiforme può essere costituito da un solo cuneo o da più cunei. I cunei possono essere di tipo orizzontale, verticale, diagonale e a Winkelhaken. Il segno chiamato Winkelhaken si otteneva con un’impressione verticale della punta dello stilo sull’argilla. Il cuneiforme sumerico si legge da sinistra a destra. Tuttavia, nelle fasi più antiche della scrittura, dalla fine del IV millennio a.C. fino all'epoca antico-babilonese compresa, i caratteri, organizzati in colonne, venivano letti dall'alto in basso e da destra a sinistra. In progresso di tempo si tenderà a ruotare i segni di 90 gradi a sinistra. La scrittura è costituita da un inventario di circa 600 segni.


La scrittura cuneiforme e la lingua sumerica

La prima fase della scrittura in Sumer, documentata all’incirca tra 3500 e 3000 a.C., è logografica e non permette di identificare nessuna lingua. Dopo questa fase proto-letteraria, caratterizzata dall’impiego di ca. 900 segni, subentra una fase in cui la scrittura registra elementi fonetici che permettono di identificare la lingua dei testi come sumerico: è questa la fase dei documenti provenienti da Jemdet Nasr, risalenti al XXXI o al XXX secolo a.C. Una progressiva semplificazione nel numero e nella forma dei segni ha luogo nel corso dei secoli successivi. La scrittura cuneiforme risultante da questo sviluppo, apparentemente più adatta a rendere il sumerico che le lingue semitiche, data la presenza nel sumerico di parole monosillabiche e dell’agglutinazione, è tuttavia inadatta anche a rendere le peculiarità fonetiche della stessa lingua sumerica, dal momento che la scrittura era nata in origine per soddisfare esigenze di contabilità amministrativa: infatti, alcuni morfemi importanti della lingua non sono rappresentati nella scrittura. La ricostruzione della fonetica sumerica si basa su sillabari e vocabolari bilingui sumero-accadici, glosse, scritture non-ortografiche o sillabiche. L’inventario dei suoni sumerici comprende quattro vocali (a, e, i, u) e sedici suoni consonanti (p, b, t, d, dr, k, g, l, r, s, š, z, h, m, n, ĝ). A differenza dell’accadico, in sumerico mancano i suoni enfatici, mentre caratteristiche di questa lingua sono i fonemi [dr] e [ĝ].


Peculiarità del cuneiforme sumerico

Il cuneiforme sumerico è un sistema misto sillabicologografico. I segni cuneiformi possono essere di diverso tipo: logogrammi, quando rappresentano parole; sillabogrammi, quando rappresentano sillabe; determinativi o classificatori semantici, quando rappresentano categorie concettuali di riferimento e classificazione delle parole. Per facilitare la lettura di determinati segni venivano inoltre apposti segni di indicatori fonetici. In virtù del principio sillabico-logografico della scrittura sumerica, ogni parola poteva essere resa con una sequenza di sillabogrammi oppure con un corrispondente segno logografico. Principi che governano il sistema cuneiforme sono l’omofonia e la polifonia: si ha omofonia quando uno stesso suono può essere rappresentato da grafemi diversi; si ha polifonia quando uno stesso segno può indicare diverse sequenze di suoni. Queste diverse sequenze di suoni sono dette valori fonetici (ad es. il segno GUB può essere letto sia con il valore gub che come ĝen, du, de6, túm, rá, re6, laḫ5). Per convenzione, i grafemi omofoni sono distinti in traslitterazione con accenti e numeri in pedice secondo il seguente ordine: il segno più frequentemente usato non presenta segni diacritici (ad es. du), mentre il secondo e terzo sono marcati rispettivamente con accento acuto e grave sulla vocale (dú, dù). Infine, gli altri grafemi sono marcati con numeri in pedice (du3, du6, du7, du8, du10, du11).


Decifrazione del cuneiforme sumerico

La decifrazione dell’iscrizione trilingue di Dario a Behistun (Iran occidentale), scritta in antico-persiano, elamico e accadico (si veda la sezione del Cuneiforme accadico), permise la comprensione del sistema logografico che governava la scrittura cuneiforme e pose le fondamenta per l’identificazione del sumerico. Le iscrizioni cuneiformi, trovate durante gli scavi archeologici nell’Iraq meridionale nel 1855, risultavano essere scritte in una lingua sconosciuta. Il prelato irlandese Edward Hincks (1792 - 1866), che lavorò alla decifrazione dell’iscrizione di Behistun e diede un fondamentale contributo alla decifrazione dell’accadico, fu il primo a sospettare che il cuneiforme avesse un’origine non-semitica, poichè questo tipo di scrittura era formata da sillabogrammi i cui valori fonetici non potevano essere spiegati attraverso un confronto con le note lingue semitiche. In altre parole, egli comprese il carattere agglutinante di questa nuova lingua. Il francese Julius Oppert (1825 - 1905) suggerì che l’accadico era stato preceduto da una lingua non-semitica i cui parlanti dovevano essere stati i veri inventori della scrittura cuneiforme. Durante la seconda metà e specialmente alla fine del XIX secolo, numerosi testi scritti in una lingua non-semitica furono rinvenuti in siti dell’Iraq meridionale, ad esempio, a Nippur, Larsa, Uruk e Lagash. Nel 1869, Oppert chiamò questa lingua sconosciuta e ancora non tradotta “sumerico”. Con la scoperta e lo studio della lingua dei testi sumerici dalla bassa Babilonia, e con la pubblicazione dei primi lavori lessicografici, delle liste di segni e delle edizioni di testi relativi alla lingua sumerica (da parte di P. Haupt, E. de Sarzec, F. Delitzsch, R. Brünnow e di F. Thureau-Dangin), l’interpretazione di Joseph Halévy che il sumerico altro non era se non un “codice segreto” fu definitivamente abbandonata.