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Antiche scritture del Mediterraneo

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Ittita cuneiforme

- 1570 a.C. - 1200 a.C. (ca.)

a cura di: Giulia Torri


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  • Indice dei contenuti
  • Approfondimenti




La scrittura cuneiforme ittita è una variante del cuneiforme accadico di epoca paleobabilonese, elaborata dagli Ittiti, popolazione di origine indoeuropea attestata in Anatolia (Turchia) tra il XVI e l'inizio del XII sec. a.C. Oltre che per esprimere la lingua ittita questa scrittura venne utilizzata dagli scribi anche per altre lingue quali il luvio, il palaico, il hattico, il hurrita, l’accadico e il sumerico.


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Indice dei contenuti

Il sistema grafico

La scrittura cuneiforme ittita rappresenta il tentativo di adattare una lingua appartenente alla famiglia delle lingue indoeuropee ad un sistema grafico, il cuneiforme accadico, utilizzato nei secoli per esprimere le lingue semitiche.
Rispetto a questo sistema di scrittura gli scribi ittiti hanno sviluppato un sillabario adatto alle caratteristiche fonetiche della loro lingua.
Il sillabario ittita è caratterizzato da:
- sillabe utilizzate per il loro valore fonetico nelle seguenti combinazioni: semplice vocale (V), consonante-vocale (CV), vocale-consonante (VC), consonante-vocale-consonante (CVC);
- logogrammi sumerici, anche chiamati sumerogrammi (per es. LUGAL, itt.: haššu- = re);
- accadogrammi cioè da parole accadiche scritte in maniera sillabica che, come i sumerogrammi, si sostituiscono alle parole in lingua ittita (per. es.: itt. išha- (signore) = akk. bÄ“lu);
- determinativi preposti alle parole con la funzione di caratterizzarle semanticamente (per es.: LÚ “uomo” > palwatalla "addetto al culto"; DINGIR “dio” > DINGIR (=d)U "Dio della Tempesta").


Tanto i sumerogrammi che gli accadogrammi possono essere accompagnati da complementazioni fonetiche che hanno la funzione, nella maggior parte dei casi, di dare l’esatto impiego grammaticale: il caso o il numero per quanto riguarda nomi o aggettivi (LUGAL-, itt.: haššuš, nom. sing. “il re”), la persona e il tempo per quanto riguarda i verbi (DIB-anzi, itt. appanzi: III pers. plur. del presente “essi prendono”). In certi casi gli ideogrammi sono accompagnati da complementazione fonetica accadica (per. es. DINGIR-LUM = akk. ilÅ«m; itt.: šiuš = dio). Sulla base di queste complementazioni fonetiche, ma anche in virtù di numerosi testi tra di loro duplicati, in cui i logogrammi si alternano con grafie sillabiche, si ritiene che la funzione dei sumerogrammi e, in misura minore, degli accadogrammi nei testi ittiti fosse puramente “grafica” e che nella lettura del testo solo la parola ittita fosse effettivamente pronunciata. Di molti sumerogrammi e accadogrammi è noto oggi il corrispondente termine in lingua ittita, altri erano impiegati in maniera così frequente che la parola ittita non è ancora nota.
Diversi segni cuneiformi, come nella scrittura cuneiforme accadica, sono omofoni. Con questo termine si intendono quelle sillabe che possono essere espresse attraverso segni diversi aventi lo stesso suono, e quindi lo stesso valore fonetico. Nella traslitterazione, per marcare una distinzione tra i segni, essi sono convenzionalmente contraddistinti attraverso segni diacritici e indicatori numerici: mentre il segno usato più frequentemente non è marcato, l’accento acuto si usa per il valore numerico 2; l’accento grave per il valore numerico 3. Gli accenti sono posti sulla prima vocale del segno. Per gli altri valori omofoni  (dal quarto valore in poi) si usano dei numeri posti a pedice alla sinistra del segno.
Talvolta gli scribi ittiti hanno operato una cernita nell’assegnare determinati valori fonetici ai segni cuneiformi accadici. Ad esempio, il segno accadico PI ha sempre valore WA in ittita. Questo segno era anche utilizzato nei valori W+Vocale per esprimere certi suoni della lingua hattica, palaica o hurrita. In questi casi il segno è graficamente rappresentato da una vocale sottoscritta a sinistra che ne determina il valore fonetico (WA, WI o WU).

Molti segni cuneiformi hanno più di un valore, come in accadico (e sono chiamati polifoni quando hanno più di un valore fonetico): per esempio il segno AN era utilizzato come sumerogramma AN (“cielo”, itt. nepiš), come sumerogramma DINGIR (“dio”, itt. šiu-) e, con lo stesso valore, come determinativo di nomi divini. In ittita il segno AN acquista valore fonetico nella composizione di diverse parole, per es. la-ma-an “nome”. In accadico il segno AN può avere anche valore fonetico ìl e gli scribi ittiti in alcuni casi lo utilizzarono nella composizione di nomi propri, seguito dalla complementazione fonetica accadica che ne determinava la lettura precisa: Mur-ši-DINGIR-LIM = Muršili.
Un’altra caratteristica della scrittura cuneiforme ittita è l’uso dei segni di glossa. Si tratta di uno o due segni cuneiformi obliqui che solitamente sono posti alla sinistra di termini luvi in testi in lingua ittita. Più raramente le glosse erano utilizzati per marcare termini hurriti o accadici. Si possono contare circa 337 parole glossate in 140 testi di vario contenuto. Le glosse appaiono in maniera consistente a partire dall’epoca del sovrano Muršili II (XIV sec. a.C.). La loro funzione precisa è ancora oggetto di discussione, ma sicuramente esse erano inserite dagli scribi che volevano evidenziare termini inusuali o in lingua diversa da quella in cui era espresso il testo principale.


Scoperta del cuneiforme ittita e luoghi di ritrovamento dei testi

I primi testi in grafia cuneiforme ittita vennero scoperti nel 1887 durante gli scavi del sito di Tell El Alamarna (Akhetaton). Si trattava di lettere indirizzate dal sovrano di Arzawa Tarhundaradu alla corte egizia di Amenofi III a causa di trattative matrimoniali. La grafia cuneiforme era comprensibile in quanto si trattava dello stesso sillabario accadico già da lungo tempo decifrato. La lingua in cui queste tavole erano scritte restava, invece, sconosciuta. Alla fine del XIX secolo il francese Ernest Chantre, nel corso di una spedizione esplorativa in Turchia, aveva rinvenuto nel sito di BoÄŸazköy alcuni frammenti di tavoletta scritti nella stessa lingua delle lettere di El Amarna. Egli, dunque, avanzò l'ipotesi che tali documenti provenissero proprio da quella zona. Fu, tuttavia, una spedizione archeologica tedesca ad assicurarsi la concessione di scavo di BoÄŸazköy che rivelerà i resti di Hattuša, la capitale del regno di Hatti. Non si trattava, dunque, della capitale del regno di Arzawa, regione oggi collocabile nell’Anatolia occidentale.
Gli scavi vennero avviati dal filologo Hugo Winckler nel 1906 e ancora oggi continuano sotto la direzione di archeologi tedeschi. Nel corso degli anni vennero ritrovati più di 30.000 frammenti di tavolette cuneiformi.  Le tavolette furono ritrovate in diversi luoghi della città, in particolare nella cosiddetta “Città bassa” che ospitava un vasto quartiere templare caratterizzato anche da edifici a carattere amministrativo, opifici e magazzini; nella zona della cittadella Büyükkale, su cui sorgeva la residenza reale, e nella città alta dove era stato edificato un altro quartiere che ospitava molti templi dedicati ai numerosi dei del regno di Hatti. In questo caso i testi sono stati ritrovati nei templi VIII, XII, XV e XVI.
Ritrovamenti di archivi minori, ma altrettanto importanti per il contenuto dei testi, sono stati fatti in altri siti archeologici della Turchia: Ortaköy (l’antica Šapinuwa), MaÅŸat (Tapikka), KuÅŸaklı (Šarišša) e Kayalıpınar (Šamuha?). In Siria, regione stabilmente sotto il controllo ittita a partire dal XIV sec., sono state ritrovate tavolette in lingua ittita o comunque risalenti all’amministrazione ittita ad Alalakh (Tell Açana), Ugarit (Tell Ras Shamra), Karkemiš (Jerablus), Emar (Meskene) e più recentemente a Tell Afis.
Il contenuto dei testi ittiti è vario: si tratta di composizioni a carattere storico, amministrativo,  diplomatico, religioso. Si hanno, inoltre, testi di tipo scolastico, come i vocabolari e le liste lessicali simili a quelli di origine mesopotamica. Molti di testi vennero composti dagli scribi di Hattuša, altri sono opere di importazione, rielaborate sulla base di modelli mesopotamici e hurriti. Una prima rigorosa organizzazione del materiale testuale venne fatta da Emanuel Laroche, un ittitologo francese che catalogò il corpus dei testi ittiti in base al loro contenuto (E. Laroche, Catalogue des textes hittites, Paris 1971). Il catalogo di Laroche continua ad essere aggiornato e modificato ancora oggi, essendo un utilissimo strumento di lavoro.


Lo sviluppo del cuneiforme ittita e gli studi sulla paleografia

Si ritiene che il modello di scrittura adottato dagli scribi di Hattusa, capitale del regno, fosse il sillabario cuneiforme dell’area siriana, a noi noto soprattutto attraverso gli archivi di Alalakh (Tell Açana, strato VII). Tale sistema di scrittura venne acquisito nel periodo delle campagne militari di Hattušili I nella Siria del nord (1570 ca.). Questo sovrano, il primo ad essere menzionato negli archivi di Hattuša, probabilmente fondatore della dinastia che poi prese il potere su tutta l’Anatolia, riportò scribi siriani nella capitale. Furono questi scribi a gettare le basi per l’elaborazione del sistema di scrittura ittita.
Un momento fondamentale nello studio della scrittura cuneiforme ittita fu il riconoscimento che il sillabario aveva subito nel corso del tempo una evoluzione parallela all’evoluzione della lingua. Nel 1953 lo studioso tedesco Heirich Otten pubblicò il frammento 29/k (KBo 7.14, il cosidetto testo di Zukraši) riemerso in una stratigrafia della cittadella di Hattuša, Büyükkale, ritenuta antico-ittita. Cominciarono in questo modo gli studi sul ductus, cioè sulle caratteristiche fisiche delle tavolette cuneiformi, sui segni usati dagli scribi e sulle loro variazioni nel corso del tempo. Alla luce di queste variazioni era possibile datare i testi. Nel 1969 Heinrich Otten e Vladimir Souček pubblicarono una lista di 12 segni apparentemente antico ittiti nel volume Ein althethitisches Ritual fur das Königspaar (StBoT 8). Nel 1972 Christel Rüster, epigrafista insieme a Heinrich Otten della missione archeologica tedesca a BoÄŸazköy, pubblicò la sua Hethitische Keilschrift-Palaographie,  offrendo una comparazione tra i segni attestati in undici manoscritti di epoche diverse e tracciando in questo modo il primo studio sistematico sull’evoluzione del sillabario ittita.
In seguito a questi e ad altri studi la datazione di un testo avviene, oggi, sia sulla base dell’evoluzione intrinseca dei singoli segni, e quindi della scrittura nel suo complesso, che sulle caratteristiche esteriori delle tavolette di argilla, quali la loro forma e la disposizione e la ripartizione del testo sulla loro superficie.
Convenzionalmente la scrittura ittita è ripartita in tre grandi fasi:

antico ittita (Old Script, typisch alt): 1570 (ca.) - 1450 a.C.
medio ittita (Middle Script, ältere Schrift): 1450 - 1380 a.C.
ittita recente o neo-ittita (New Script, junge Schrift): 1380 - 1200 (ca.) a.C.

I testi redatti in scrittura antica sono relativamente pochi e difficilmente possono essere attribuiti con sicurezza ad una precisa epoca o ad un determinato sovrano. Due soli testi possono essere effettivamente riferiti all’epoca del primo sovrano di Hattuša, Hattušili I (1570 a.C.), entrambi sono scritti in lingua accadica, il sillabario è vicino a quello siriano di Alalakh VII:

- la lettera di Hattušili I a Tunip-Tešub di Tikunani: lettera in cui il re dà disposizioni relative alla sua discesa militare in Siria (M. Salvini, Una lettera di Hattušili I relativa alla spedizione contro Hahhum, SMEA 34 (1994), pp. 61-80)
- l’assedio di Uršu (KBo 1.11, CTH 7):  documento di carattere epico in cui si descrive l’incapacità degli ufficiali ittiti di portare a compimento l’assedio della città siriana e l’ira del re di Hatti.

La scrittura di questi testi è diversa da quello che poi sarà la grafia utilizzata dagli scribi ittiti anche in epoca antica. Secondo lo studioso tedesco Jörg Klinger ("Wer lehrte die Hethiter das Schreiben?" Zur Paläographie früher Texte in akkadischer Sprache aus BoÄŸazköy: Skizze einiger Überlegungen und vorläufiger Ergebnisse", ICH 3 (1998), pp. 365-375) questo è dovuto al fatto che in una prima fase agivano a Hattusa due diverse categorie di scribi, quelli ittiti e quelli siriani.
Testimonianze importanti per la storia delle fasi più antiche della scrittura cuneiforme ittita sono anche i “Documenti di donazione di terre” (Landschenkungsurkunden), testi di tipo amministrativo che attestano la pratica dei sovrani ittiti di donare terre ai dignitari per assicurarsi la loro fedeltà (pratica diffusa soprattutto sotto i sovrani Huzziya, Ammuna, Telepinu, intorno al 1500 a.C. ca.). Anche in questo caso si tratta di documenti prevalentemente in lingua accadica ideati dall’amministrazione ittita sulla base di analoghi modelli siriani.
Esiste poi un numero di tavolette cuneiformi in grafia antica che conservano descrizioni di feste o di rituali e sono dunque di tipo essenzialmente religioso. Questi testi non tramandano alcun riferimento a sovrani o ad eventi storici e per questo motivo possono essere stati redatti in un qualsiasi momento di una fase storica che copre almeno due secoli . Molti di questi testi infatti potrebbero essere stati scritti intorno al 1500 o addirittura alcuni decenni dopo e, dunque, in una epoca successiva a quella che viene convenzionalmente definita “antico-ittita”.
Sulla base di questi elementi, studi recenti hanno messo in discussione l’intero sistema di datazione (Th. van den Hout, M. Popko), legandolo al problema dell’origine della scrittura cuneiforme ittita. Lo stesso testo di Zukraši, KBo 7.14, che negli anni '50 era stato fondamentale per l’inizio degli studi sul ductus, potrebbe essere stato composto in un’epoca più tarda di quanto si pensasse.
In particolare, è stato proposto che il processo di acquisizione  e di adattamento della scrittura accadica all’ittita  dovette essere graduale e svilupparsi lungo un arco temporale di diversi decenni per concludersi solo nel XV secolo quando tutti i documenti cominciarono effettivamente ad essere redatti in ittita. Tuttavia non vi sono ragioni o prove per ritenere che tale processo debba essere durato per un periodo così lungo. Gli scribi possono aver imparato a padroneggiare il sillabario accadico nel corso di pochi anni, adattandolo in forma semplificata alla propria lingua ed ideando il sillabario cuneiforme ittita. L’accadico era la lingua del prestigio internazionale e con questa consapevolezza era utilizzata. L’ittita era la lingua della corte e dei documenti diretti ad un uditorio di lingua ittita. Per questo motivo molti dei più importanti documenti del regno a noi pervenuti in copie di epoca tarda, come il testamento politico di Hattušili I (CTH 6), conservato in versione bilingue ittita e accadica, vennero ragionevolmente composti in questa lingua nella loro prima stesura.


Il sistema scribale

I testi ittiti a noi noti sono scritti nella quasi totalità di casi su tavole di argilla cotta: DUB (sum.), ṬUPPU (akk.), tuppi (itt.) “tavola”. La tavola era preparata dallo stesso scriba nella forma desiderata. L’incisione del segno avveniva attraverso l’uso di uno stilo quando l’argilla era ancora umida. Esistevano anche tavole in metallo, tuttavia l’unico esempio a noi noto è quello della tavola di bronzo, ritrovata negli scavi di Hattuša del 1986, che reca il trattato tra il re ittita Tutḫaliya IV e Kurunta di Tarhuntašša nel XIII sec. Altre notizie su tavole in metallo si ricavano attraverso fonti indirette: il sovrano Hattušili III (XIII sec. a.C.) stipulò un trattato di pace con il faraone egizio Ramses II che venne inciso su una tavola di argento; il trattato con Hattušili III e Ulmi-Tešub di Tarhuntassa, di cui ci è nota la versione su tavola in argilla, venne inciso nella sua versione ufficiale su una tavola di ferro.  Gli ittiti facevano uso anche di tavolette di legno (gulzattar, GIŠ.HUR, GIŠlÄ“’u). In questo caso si tratta di tavole costituite da due valve legate tra di loro la cui parte interna era cosparsa di cera. Esempi di queste tavole sono state ritrovate in una nave affondata con il suo carico nel XIV sec. a.C. al largo della costa turca nella località di Uluburun, nella Turchia sud-occidentale. Altri supporti scrittorii sono i sigilli dei sovrani, normalmente digrafi, cioè recanti una iscrizione cuneiforme nell’anello esterno e una iscrizione in geroglifico nell’anello interno.
Nel mondo ittita gli scribi facevano parte dell’amministrazione palatina e templare. Nei testi erano chiamati con il termine sumerico DUB.SAR, il cui equivalente ittita è tuppala- (che tuttavia è attestato una sola volta in contesto frammentario).  Esisteva anche una vasta categoria di scribi che lavorava con tavolette di legno (DUB.SAR.GIŠ). Gli scribi erano organizzati gerarchicamente: il GAL.DUB.SAR era il “Grande degli Scribi”, uno scriba esperto, in grado di controllare il lavoro di altri scribi. Il DUB.SAR.TUR “lo scriba giovane” e il GÁB.ZU.ZU “novizio” erano invece gli apprendisti. Vi sono testimonianze che la professione scribale si tramandasse di padre in figlio. Tuttavia titolature che gli scribi usavano tra di loro come “mio amato fratello” ŠEŠ.DÙG.GA-YA oppure “mio amato figlio” DUMU.DÙG.GA-YA non sempre erano riferibili a reali rapporti di parentela ma, piuttosto, all'organizzazione gerarchica e corporativa della scuola scribale.