Mnamon

Antiche scritture del Mediterraneo

Guida critica alle risorse elettroniche

Celtico, gallico

- IV sec. a.C. - I sec. d.C.


Esempi di scrittura



Gallo-greco : Iscrizione su pietra (Vaison-la-Romaine)

Gallo-greco : Iscrizione su pietra (Vaison-la-Romaine)
Fonte: RIG I, G-153.

Questo blocco è inscritto in maniera molto chiara in scrittura gallo-greca :

σεγομαρος

ουιλλονεος

τοουτιουϲ

ναμαυσατις

ειωρου βηλη-

σαμι σοσιν

νεμητον

"Segomaros, figlio di Villū, cittadino di Nîmes, ha offerto a Belesama questo recinto consacrato" (la traduzione segue l’interpretazione di P.-Y. Lambert).

 

Si tratta chiaramente di una offerta dedicatoria che viene confermata dal verbo gallico ειωρου. Questa offerta è indirizzata a Belisama (al dativo), dea identificata come la Minerva gallica, e si localizza vicino Nîmes (ναμαυσατις è un etnico in -ati derivato da Nemausus (il nome latino di Nîmes). τοουτιουϲ sembra un derivato di un termine celtico touta "tribù, clan", qui tradotto come "cittadino".

L'oggetto offerto è un νεμητον che sembrerebbe essere un bosco o un recinto consacrato (con σοσιν che costituisce un dimostrativo?).

La persona che offre questo νεμητον è menzionata nelle prime due righe. Si tratta di Segomaros (nome composto da sego- = "vittoria, forza" e -maros = "grande") seguito da un patronimico al genitivo.

(Esempio proposto da Francesca Ciurli)



Gallo-greco : Iscrizione su pietra (Nîmes)

Gallo-greco : Iscrizione su pietra (Nîmes)
Fonte: RIG I, G-203.

Capitello dorico dedicato alle Madri di Nîmes scoperto nel 1740.

[.]αρταρ/ος ι/λλανουιακος δεδε

ματρεβο ναμαυσικαβο βρατουδε[

" (?)artaros figlio di Illanus (l')ha offerto alle Madri di Nîmes, (?) per riconoscenza, con la decima/per la realizzazione di un voto" (la traduzione segue l’interpretazione di  P.-Y. Lambert).

Si tratta di una base che reca una iscrizione che accompagna l’offerta di una statua (oggi perduta).

La scrittura è regolare ed elegante. Sono stati trovati oggetti iscritti simili nel Gard (Uzès, Saint-Gilles) o anche a Beaucaire (ma senza iscrizione).

Si ignora il nome del dedicante (l'iscrizione è incompleta sulla sinistra) ma si conosce il suo patronimico.

Il verbo di dedica δεδε è al perfetto (radice : *di, "offrire, dare"). L’ultimo termine ha dato luogo a numerose interpretazioni e ipotesi. La formula completa sarebbe βρατουδε[καντεμ, ma non vi è accordo tra gli studiosi per spiegare la composizione di questo termine (bratou-dekantem / bratoude-kantem). 

L'insieme (statua + iscrizione) è offerto alle divinità che sono menzionate al dativo (in -bo) : ματρεβο ναμαυσικαβο, dove ναμαυσικαβο è una epiclesi derivata in -iko- sul nome gallico di Nîmes. 

(Esempio proposto da Francesca Ciurli)



Gallo-latino : Iscrizione su pietra (Alise-Sainte-Reine)

Gallo-latino : Iscrizione su pietra (Alise-Sainte-Reine)
Fonte: RIG II, 1 L-13.

Questa iscrizione monumentale è una delle rare epigrafi su pietra dell’epigrafia gallo-latina. Il blocco di pietra (cm 49 x 74 x 13) è stato ritrovato nel 1839 sul monte Auxois.

MARTIALIS • DANNOTALI

IEVRV • VCVETE • SOSIN

CELICNON ETIC

GEBEDBI . DUGIIONTIIO

VCVETIN

IN ALISIIA

"Martialis, figlio di Dannotalos, ha offerto a Ucuetis questo edificio, insieme con i fabbri che onorano Ucuetis a Alise"  (la traduzione segue l’interpretazione di  P.-Y. Lambert).

Dopo il nome del dedicante si ritrova lo stesso verbo dell’iscrizione di Vaison-la-Romaine IEVRV, questa volta in grafia latina.

Il teonimo è al dativo VCVETE (tema in *i. Si tratterebbe, secondo P.-Y. Lambert di un nome d'agente in -ti, su un denominativo di tema *okuo- "acuto, affilato" (cf. latino : acuus) "l’arrotino". 

L'oggetto offerto, il CELICNON (all'accusativo), è probabilmente un luogo per i banchetti. Il dimostrativo SOSIN si ritrova anche a Vaison. L’edificio del dio Ucuetis è stato anch’esso ritrovato ad Alise-Sainte-Reine, all’inizio del XX secolo, dopo il ritrovamento del blocco con l’iscrizione. È una costruzione a due piani (senza dubbio un magazzino e una sala di riunioni).Questo luogo di culto riceveva soprattutto offerte metalliche, il che spiega la presenza dei fabbri nella iscrizione. 

La seconda parte della iscrizione è introdotta da ETIC (eti cf. latino et, greco ἔτι e la particella enclitica -kwe apocopata).

gobedbi, il nome del fabbro, è uno strumentale plurale in -bi. dugiIontiIo sarebbe una forma verbale alla 3° persona plurale, il cui tema non è stato ancora identificato. 

Infine, il locativo AlisiIa ha reso celebre questa iscrizione poiché si è visto per la prima volta il famoso nome di Alésia, ultimo combattimento di Vercingetorix e battaglia finale delle guerre galliche.

(Esempio proposto da Francesca Ciurli)



Gallo-latino : Iscrizione magica su piombo (L'Hospitalet-du-Larzac)

Gallo-latino : Iscrizione magica su piombo (L'Hospitalet-du-Larzac)
Fonte: La langue gauloise, 1994 (2003²), p. 162-165.

Questo testo su piombo (RIG L-98) è il più lungo documento in lingua gallica conosciuto ad oggi; fu ritrovato nel 1983. Si tratta di uno di quelli detti “magici”, che fanno parte del gruppo delle lamine di piombo recanti defixiones, frequenti nella tradizione della magia gallica.

Il documento è composto da due laminette, sovrapposte, messe sull’apertura di una urna cineraria. È costituito da circa 60 linee e 170 parole (o frammenti di parole).

È stato scritto da due mani differenti. Il primo testo sembra mettere in scena una lotta tra streghe. La riutilizzazione della lamina sembra avere voluto beneficiare della forza magica del testo precedente, ma la seconda mano sembrerebbe essere meno latinizzata della prima.

Traduzione che segue l’interpretazione di P.-Y. Lambert :

1a, 1-7 : « Manda il sortilegio di queste donne contro i loro nomi (che sono) qui sotto; quello (è) un incantesimo di strega che strega delle streghe. O Adsagsona, guarda due volte Severa Tertionicna, la loro strega di filo (che lega?) e la loro strega di scrittura (che scrive?), che ella rilasci colui che loro avranno colpito con una defixio ; con un maleficio contro i loro nomi, effettua l’incantesimo del gruppo qui sotto [+ una dozzina di nomi femminil]. »

1b, 6-7 : « che queste donne qui sotto nominate, stregate, siano per lui ridotte all’impotenza »

2a, 3-10 : « ogni uomo che abbia la funzione di giudice, che avessero colpito con una defixio, che lei (Severa Tertionicna) annulli la defixio da questo uomo; che non possa esserci alcuna strega per mezzo della scrittura, strega che lega, strega che dona, fra le donne, che chiedono Severa, la strega per la scrittura, la strega per mezzo di filo, la straniera. »



Gallo-latino : Calendario di Coligny (Ain)

Gallo-latino : Calendario di Coligny (Ain)
Fonte: Passion-hisoire.com

Questa tabella di bronzo, conservata nel museo gallo-romano di Lyon-Fourvière, è stata trovata nel 1897 nell'Ain.

Contiene un calendario gallico scritto in grafia latina datato al II. d.C. Si tratta probabilmente di una copia tarda di un calendario più antico.

Il calendario conta 5 anni consecutivi. I mesi sono dei mesi lunari che alternano mesi di 30 giorni (MAT "fausti") e mesi di 29 giorni (ANMAT ("nefasti"). Poiché il calendario lunare non coincideva con la durata dell’anno solare esso contiene anche mesi intercalati (uno all’inizio del primo anno e un altro a metà del terzo anno).

Disposto su 16 colonne, comprende 4 mesi per colonna. Non ci sono frasi (forse una nella intestazione del primo mese intercalare).

Si possono anche leggere (con le diverse varianti grafiche) i nomi dei mesi seguenti: 

I-SAMON

II-DVMAN

III-RIVROS

IV-ANAGAN

V-OGRONN

VI-CVT-

VII-GIAMON

VIII-SIMIVIS

IX-EQVOS

X-ELEMBIV

XI-AEDRINI

X-CANTLOS



Gallo-latino : Rendiconto di vasaio (La Graufesenque)

Gallo-latino : Rendiconto di vasaio (La Graufesenque)
Fonte: Musée Fenaille

Il sito di La Graufesenque (Millau, Aveyron, France) è un sito molto ricco per quanto riguarda l’epigrafia gallica. Sono stati trovati proprio all’inizio del XX secolo migliaia di frammenti di ceramica sigillata proveniente dalle fornaci dei vasai.

Per ragioni di economia, le fornaci erano messe in comune fra più vasai, che cuocevano anche insieme la loro produzione. Al momento della cottura, si aggiungeva anche una “distinta” che ricapitolava i differenti lotti disposti nel forno. La "distinta" (un semplice fondo di scodella in argilla) veniva cotta nel forno insieme al resto.

Questi documenti sono preziosi per noi. Forniscono numerosi dati sull’onomastica ma anche dati quantitativi sul funzionamento delle botteghe. Sono invece molto poveri per l’aspetto linguistico: raramente si trovano delle frasi, pochi i nomi comuni (per la maggior parte nei documenti con la contabilità, cioè termini tecnici relativi alla ceramica).



Gallo-etrusco : Iscrizione bilingue di Vercelli

Gallo-etrusco : Iscrizione bilingue di Vercelli
Fonte: RIG II, 1, E-2. Musée Camillo Leone (Vercelli)

Questo cippo di confine bilingue in scisto è stata scoperta nel 1960 in Piemonte. Si potrebbe datare al II sec. a.C.(altezza : 149 cm ; larghezza : 70 cm).

Si tratta di un cippo che delimitava, insieme con altri quattro perduti, il terreno di un certo Acisius "Argantomaterecus".

Essa riporta un primo testo in lingua e alfabeto latino e un secondo, in scrittura gallo-etrusco e lingua gallica.

Testo latino:

Finis / campo . quem / dedit . Acisius / argantomater / ecus . communem / deis . et . hominib / us . ita . uti . lapides / II II . statuti sunt

trad. che segue l’interpretazione di P.-Y. Lambert : " Confini del campo che Acisius Argantoco-materecus ha destinato in comune a dei e uomini, entro i limiti in cui le quattro lapidi sono state erette.”

Testo gallico:

aKisios. arKaToKo{K} / maTereKos . To[ś]o / KoT[e (.) a]Tom/ś Teuoχ / Toni[o]n EV

trad. che segue l’interpretazione di P.-Y. Lambert : "Acisios Argantomaterekos (ha donato) l'ATOS a dei e uomini.”

Il nome del proprietario (al nominativo, Akisios) è seguito da un termine controverso a composizione multipla. P.-Y. Lambert propone la seguente costruzione: preposizione kom- “con” +  ater-, “padre” + un suffisso -eko-.  Questo sintagma-atereko- sarebbe, secondo P.-Y. Lambert, l'equivalente del latino patricius “patrizio”. Quindi, la sequenza komatereko- deve essere paragonata a “patres conscripti”. Arganto-komatereko indicherebbe anche la carica di tesoriere (il quaestor a Roma). 

Come si può constatare, il testo latino è più preciso e sembra più dettagliato del testo gallico.

Il termine ATOŠ o ATOM non si riesce a tradurre nella versione gallica del testo. È spiegato nella versione latina dal termine campus. Quello che sembra essere il verbo nella frase gallica, TO[.]O / KOT[..] potrebbe essere letto  TOŠOKOTE e sarebbe un preterito del verbo "dare", forse con un infisso -so-.

L’aggettivo TEUOXTONION, “comune agli dei e agli uomini” è un composto analizzato da M. Lejeune  (“divino” (*deiwo- ) e “terrestre, mortale” (*gdhon-io-). 

Le due ultime lettere potrebbero essere una abbreviazione latina per EX VOTO, poiché la romanizzazione della zona era già piuttosto avanzata, come lo prova la necessità di una iscrizione bilingue.

(Esempio proposto da Francesca Ciurli)

 



Gallo-etrusco : Iscrizione bilingue di Briona

Gallo-etrusco : Iscrizione bilingue di Briona
Fonte: RIG II, 1, E-1.

Questo blocco di pietra irregolare (cm 140 x 95) è stato ritrovato nel 1859 a 10 km a nord-est di Briona. L'iscrizione, in alfabeto detto "di Lugano", daterebbe al II-I sec. a.C.

Vi si distinguono quattro ruote disegnate verticalmente. Il testo principale (9 linee) è quasi esclusivamente costituito da nomi propri. Un testo secondario (a) è inciso nella parte superiore, nel verso del testo principale. 

a) ]n[.]k[..]esasoioikan[

tanotaliknoi

kuitos

lekatos

anokopokios

setupokios

esanekoti

anareuišeos

tanotalos

karnitus

b) takos·toutas·[

" a) ?" "I figli di Dannotalos, Quintos, il legato, Andocombogios, Setubogios, e (i figli) di Essandecot(t)os, Andareuiseos, Dannotalos, hanno eretto questo tumulo" "b) ? decisione della tribù" (la traduzione segue l’interpretazione di  P.-Y. Lambert).

TANOTALIKNOI (non separabile  da TANOTALOS) presenta il suffisso patronimico -ikno-. È seguito da tre nomi al nominativo: KUITOS = Quintos, prestito dal latino allo stesso modo dell’epiteto LEKATOS = legatus.

Gli antroponimi ANOKOPOKIOS et SETUPOKIOS, sono dei composti celtici in -bogios = "che colpisce".

Un secondo gruppo è composto da (i figli di)ESANEKOTI, al genitivo : si tratta di ANNAREUISEOS e TANOTALOS.

Il verbo finale KARNITUS derivato da *karno "ammasso di pietre" rappresenta la sola indicazione della funzione dell’iscrizione come dedica di un tumulo.

Il testo b è ugualmente controverso. E tuttavia si possono individuare il termine TAKOS (forse "ordine, decisione", per confronto con l’antico gallico e l’osco) e il termine TOUTAS che è il nome della unità politica gallica.
 
(Esempio proposto da Francesca Ciurli)