Mnamon

Antiche scritture del Mediterraneo

Guida critica alle risorse elettroniche

Frigio

- VIII sec. a.C. - III sec. d. C.

a cura di: Giulia Torri


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Divinità femminile ritrovata a Boğazköy e oggi conservata al Museo delle Civiltà Anatoliche di Ankara.


La scrittura frigia si ricostruisce sulla base di due diversi corpora di documentazione che consentono una divisione in scrittura paleofrigia (VIII-IV sec. a.C.) e scrittura neofrigia (I-III sec. d.C.).


La scrittura paleofrigia è alfabetica. Assomiglia alla scrittura greca arcaica da cui forse deriva e con la quale condivide 17 segni. Altri segni, spesso impiegati in aree geografiche determinate, hanno un valore ancora dibattuto. Moltissime sono le varianti registrate per ogni segno. Nonostante l’ipotesi dell’origine greca sia prevalente, altre ipotesi propongono che tale sistema di scrittura si sia sviluppato direttamente dall’alfabeto fenicio intorno alla metà dell’VIII secolo a.C. quando anche la scrittura greca si forma.
Una parte delle iscrizioni è destroversa e un’altra piccola parte bustrofedica. Molte iscrizioni su pietra presentano una divisione delle parole attraverso punti. Questa pratica è attestata molto raramente anche nei graffiti.

Gli esempi di questa scrittura sono conservati in 395 iscrizioni databili tra l’800 e il 330 a.C. Le iscrizioni, con rare eccezioni, provengono dall’area compresa tra Dorylaion (Eskişehir) e il Kerkenes Dağ (lforse l’antica Pteria). Le prime iscrizioni, in un alfabeto locale sono databili all’VIII sec. a.C. e sono su pietra o ceramica provenienti dall’area di Gordion. In questa fase o nella parte finale del IX sec. si potrebbe essere sviluppato questo alfabeto attraverso contatti con l’Anatolia sud-orientale (Ciliacia). In questa stessa area i Greci potrebbero aver adattato la loro lingua all’alfabeto fenicio.

Sarebbe questa l’area in cui entrambe le lingue, greco e fenicio, avrebbero adattato l’alfabeto fenicio alle rispettive necessità. Resta ancora difficile stabilire se tale sviluppo può essere simultaneo, o se si può postulare che il greco abbia influenzato la formazione di un alfabeto frigio o viceversa. Tuttavia l’alfabeto greco possiede alcuni caratteri in comune all’alfabeto fenicio che mancano in frigio e dunque la questione non trova soluzione.


La scrittura neofrigia è chiaramente un alfabeto greco del quale sono impiegate 17 lettere. Non vi sono divisioni tra le parole. Si tratta di un sistema di scrittura impiegato esclusivamente in ambito funerario e si tratta quasi sempre di formule di maledizione che chiudono iscrizioni in lingua greca.

Il corpus di testi è ristretto a 118 iscrizioni a carattere funerario e relative a formula di maledizione, aggiunte alla base di epitaffi in lingua greca. Anche l’arco cronologico è limitato al I e III sec. d.C. Tutte le iscrizioni sono state ritrovate nell’area occidentale della Frigia.

Esiste infine l’iscrizione di Dokimeion che viene definita medio-frigia e consiste di un epitaffio composto di sei versi esametrici. Si data tra il IV e III sec. a.C. e viene considerata la prima iscrizione frigia in alfabeto greco.


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Indice dei contenuti

Possibile origine della scrittura frigia

I primi documenti in scrittura alfabetica frigia sono stati ritrovati a Gordion, l’antica capitale dello stato frigio, e risalgono all’ultima fase dell’VIII secolo a.C. Si tratta di 5 documenti provenienti da un tumulo denominato MM e un documento proveniente da un livello della città contemporaneo a questo tumulo. Altri testi appartengono al VII sec. a.C. e il corpus più ampio è datato al periodo che va dal VI al IV sec. a.C.

Sebbene le somiglianze tra la scrittura frigia e quella greca arcaica siano rilevanti sappiamo che i contatti commerciali e culturali tra frigi e Greci nell’VIII secolo sono minimi. Tuttavia fonti storiche di origine greca attribuiscono a Mida, sovrano frigio di quest’epoca, un viaggio in Grecia, a Delfi e il matrimonio di una principessa della città greca di Kyme in Anatolia nord-occidentale. Questo potrebbe adombrare che la scrittura frigia non si sviluppò attraverso rapporti commerciali ma da una scelta culturale di sviluppare un alfabeto, liberamente ricalcato su quello greco. Una seconda ipotesi è che esso venne ripreso da una fonte originaria, comune ai due alfabeti, rappresentata dalla scrittura fenicia.

L’alfabeto è, infatti, simile ma non identico a quello greco soprattutto in alcune varianti locali: a Gordion, nel sito della città di Mida e a Çepni così come a Hattuša, il sito dell’antica capitale ittita dove i frigi si insediarono dopo l'abbandono della città, si trovano segni altrimenti sconosciuti altrove.

Non sembrano esserci contatti o somiglianze con le scritture anatoliche del II millennio e con il geroglifico anatolico ampiamente utilizzato nel corso dello stesso periodo storico in Anatolia e in Siria settentrionale.


Uso della scrittura

I testi frigi, soprattutto i graffiti su vasi di vario materiale, consistono di nomi propri. Le poche iscrizioni lunghe incise su pietra sono associate a pratiche religiose. Una iscrizione probabilmente di carattere storico è quella di Tyana che riguarda il re Mida. Delle circa 250 iscrizioni paleofrige solo due contengono più di dieci parole, l'iscrizione di Germanos (B-01) e l'iscrizione di Yazιlιlikaya (W-01).

Non siamo in grado di dire se la scrittura venisse riprodotta su altri supporti deperibili, come il papiro, il cuoio o le tavolette cerate (quest’ultime sicuramente in uso nel II millennio in Anatolia).