Mnamon

Antiche scritture del Mediterraneo

Guida critica alle risorse elettroniche

Luvio

a cura di: Giulia Torri


  • Presentazione
  • Le scritture
  • Approfondimenti

Tra le tavolette di argilla ritrovate a Hattuša ve ne erano numerose il cui contenuto era espresso in lingue diverse dall’ittita. Oltre alla lingua accadica e alla sumerica (più rara), erano attestate la lingua hattica, autoctona dell’Anatolia, la lingua hurrita, parlata da un’etnia stanziata nel sud dell’Anatolia, in Siria e nell’alta Mesopotamia, e infine due lingue indoeuropee, il palaico e il luvio.

In particolare, quest’ultima lingua è ben attestata attraverso due tipi di documentazione:
1) le tavolette cuneiformi di Hattuša che conservano parole, spesso marcate da glosse, frasi o intere composizioni in questa lingua definita dagli scribi ittiti luwili “alla maniera luvia”;
2) le iscrizioni monumentali in luvio del II e del I primo millennio tracciate in scrittura geroglifica. Queste iscrizioni erano già note ai viaggiatori del XIX secolo che, tuttavia non ne potevano conoscere né la lingua, né la natura.

Il luvio, essendo una lingua indoeurepea,  è di tipo flessivo. Dall’originario proto-anatolico da cui si era formato anche l’ittita, si sarebbe distaccato ramo occidentale. Da esso sarebbero derivati sia il palaico che il luvio.
La documentazione in lingua luvia proveniente da Hattuša, scritta in grafia cuneiforme, è essenzialmente a carattere magico - rituale e copre un periodo che va dal XV secolo fino alla fine del XIII secolo. Già B. Hrozný (1920) aveva notato che si trattava di una lingua con caratteristiche diverse rispetto alla lingua ittita.

La documentazione in lingua luvia espressa attraverso grafia geroglifica comincia ad essere attestata in epoca tardo-imperiale nelle iscrizioni rupestri dei sovrani ittiti (XIII sec.). La maggior parte delle iscrizioni proviene, tuttavia, dagli stati dell’Anatolia meridionale e della Siria che si formarono  tra il XII e il VII secolo dopo la caduta dell’impero ittita. Oltre a monumenti rupestri si hanno alcune lettere e documenti economici su strisce di piombo.

I luvi erano probabilmente la componente etnica maggioritaria dell’Anatolia. Essi occupavano l'Anatolia occidentale, che comprendeva la Troade (Wiluša) e il regno di Arzawa sulla costa del Mediterraneo, l'Anatolia centrale, nell'area dell'attuale città di Konya, la costa meridionale del Mediterraneo nel territorio chiamato Lukka nelle fonti ittite, l’Anatolia sudorientale, corrispondente alla regione chiamata Kizzuwatna nei testi, caratterizzata da una commistione di elementi culturali luvi e hurriti. Tuttavia, al momento, tavolette scritte in luvio cuneiforme provengono solo dalla capitale del regno di Hatti. Al contrario in queste regioni è stato ritrovato materiale in luvio geroglifico.

Si pensa che nella fase finale dell’impero ittita i luvi fossero diventati l’etnia predominante anche nel territorio intorno a Hattuša e che dunque avessero relegato l’ittita a mera lingua di cancelleria. Quest'ultima ipotesi, tuttavia, deve essere accolta con cautela visto che l'ittita con le sue variazioni grammaticali e sintattiche si dimostra una lingua viva fino alla fine dell'impero. Tuttavia è certo che il luvio influenzò moltissimo la lingua ittita nel corso di tutta la sua storia fin dall'epoca antica, come rivelano le numerose parole del lessico che, pur essendo di derivazione luvia, sono perfettamente adattate alla struttura dell'ittita. Successivamente, a partire dal XIV secolo diventano frequenti i casi di termini luvii flessi secondo le regole di questa lingua, inseriti  nel vocabolario ittita  e in molti casi marcati attraverso l'uso di glosse.

Sebbene le dizioni “cuneiforme” e “geroglifico” indichino due tipi di scrittura, esse sono utilizzate anche per denominare due varianti della lingua luvia. Si parla, infatti, di "dialetti" per evidenziare le differenze che intercorrono tra la lingua espressa nella documentazione luvia cuneiforme e quella delle iscrizioni in geroglifico. Vi sono differenze di tipo fonologico ma anche discrepanze nella flessione verbale, pronominale e nominale che, per quanto minime, inducono a pensare che si tratti di due rami della stessa lingua e che queste non possano essere ricondotte esclusivamente ad uno sviluppo cronologico diverso.




Approfondimenti

  1. Bibliografia